Incarichi tecnici: nessuna parentopoli
La Giunta Comunale di Macomer (guidata dal 1992 al 2003 da Giuseppe Ledda e dal 2003 ad oggi da Marco Mura) non ha mai commesso irregolarità o parzialità nei confronti di amici e parenti nell’affidamento degli incarichi tecnici per la progettazione ed esecuzione di lavori pubblici.
Lo ha certificato Il Tribunale di Oristano (che si è avvalso anche della consulenza di periti) che, nei mesi scorsi ha archiviato, in istruttoria, un procedimento nei confronti del Sindaco Marco Mura per abuso d’ufficio, lo hanno dichiarato a chiare lettere in Consiglio comunale gli ex dirigenti dell’Ufficio Tecnico Comunale Ing. Marco Scarpa e Ing. Salvatore Multinu, lo hanno dimostrato i numeri esposti nella seduta di Consiglio che hanno evidenziato come negli ultimi 16 anni ci sia stata una rotazione amplissima nell’affidamento degli incarichi tecnici con il coinvolgimento di ben 107 professionisti (sia locali che esterni, numerosi i giovani) a fronte di oltre 200 incarichi; di questi solo cinque sono stati affidati all’Arch. Giuseppe Pirisi, cognato del Sindaco Marco Mura.
E’ stato, in qualsiasi caso, importante dimostrare pubblicamente come, sia negli ultimi anni quando la competenza per il conferimento degli incarichi è del Dirigente dell’Ufficio Tecnico, sia prima quando gli incarichi si affidavano con una delibera di Giunta, questa era sempre preceduta dal parere di regolarità amministrativa rilasciato dal Dirigente che certificava anche l’importo della parcella e la correttezza del procedura; il metodo e l’interpretazione delle norme è sempre stato lo stesso chiunque fosse il professionista incaricato; un modo omogeneo di applicazione della normativa sugli incarichi con un’interpretazione che andava nell’interesse esclusivo del Comune.
Si è chiusa così una vicenda durata quattro anni, sofferta sia dal punto di vista umano che dell’onorabilità e credibilità (pienamente restituita dalla Magistratura ma non solo) e che – in qualsiasi caso – costerà alle Casse del Comune circa 50.000 euro tra spese legali e di consulenza peritale.
L’accusa di abuso d’ufficio nei confronti del Sindaco Marco Mura partiva dalla sua supposta presenza alla riunione di Giunta nella quale venne assegnato all’Arch. Pirisi la progettazione del primo stralcio esecutivo per la realizzazione, con un “project financing”, del nuovo cimitero.
Nella richiesta di archiviazione, il Giudice del Tribunale di Oristano scrive testualmente: “l’omissione del dovere di astensione in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto, non è elemento sufficiente ad integrare l’abuso d’ufficio: L’integrazione esige che si concretizzino almeno altri elementi oggettivi e, segnatamente, l’ingiustizia del vantaggio o del danno e proprio in merito a tale requisito l’indagine espletata ha portato a concludere che il profitto realizzato dal libero professionista, a seguito dell’incarico ricevuto dalla Giunta comunale di Macomer, non è ingiusto.” Con l’assegnazione di tale incarico l’Arch. Pirisi conseguì un accrescimento patrimoniale indebito ? Scrive ancora il Giudice: “La risposta del perito, esaustiva e logicamente congruente, è stata negativa”.
L’eventuale presenza del Sindaco e l’eventuale partecipazione alla votazione sarebbe stata, comunque, ininfluente trattandosi di una delibera assunta all’unanimità.
“Il “project financing” per la realizzazione del nuovo cimitero fu presentato dalla “Cooperativa Muratori” di Ravenna –Ha detto in aula consiliare l’Ing. Marco Scarpa ex Dirigente dell’Ufficio Tecnico – e l’Amministrazione approvò il progetto preliminare. E’ stato semplice e induttivo per me, Dirigente dell’Ufficio Tecnico, dover confermare che quell’incarico di progettazione del primo stralcio esecutivo fosse affidabile allo stesso architetto che aveva redatto il progetto preliminare, incarico che era al di sotto dei 100.000 euro e per il quale l’Autorità di Vigilanza non ha avuto niente da ridire”.
L’altro caso oggetto di polemica (ma non di indagine giudiziaria) fu quello dell’affidamento dell’incarico per il progetto di riqualificazione della piazza S. Antonio all’Arch. Nevina Falchi, figlia dell’attuale assessore e vice Sindaco Roberto Falchi. Anche in questo caso i due ex Dirigenti dell’Ufficio Tecnico hanno ribadito, nella seduta consiliare, la correttezza e la validità del proprio operato, con una scelta, la migliore e la più giusta, decisa in piena autonomia senza essere stati in alcun modo influenzati dal rapporto di parentela con un amministratore comunale.
Ricevuto l’incarico dalla Giunta di elaborare una serie di complessi progetti a supporto della richiesta di finanziamento del “Contratto di Quartiere” denominato “Tre piazze per una nuova qualità urbana”, l’Ufficio Tecnico comunale dovette affrontare un autentico “tour de force” e una gara contro il tempo (lavorando anche di notte e nei festivi) per rientrare nei ristrettissimi tempi del bando. Nonostante questo sforzo e questo impegno l’Ufficio Tecnico non riuscì a produrre una soluzione tecnica adeguata per la riqualificazione della piazza per cui il Dirigente decise di utilizzare, nella predisposizione del progetto preliminare, un’ipotesi di sistemazione urbanistica di quell’area elaborata nel corso degli studi universitari dall’Arch. Nevina Falchi, ipotesi che conteneva “elementi di originalità e funzionalità molto validi”.
“Una volta ottenuto il finanziamento grazie anche a quel progetto – ha detto l’Ing. Scarpa – ritenni del tutto ovvio e corretto conferire l’incarico di progettazione della piazza all’Arch. Nevina Falchi.” L’Ing. Salvatore Multinu, che richiese un’integrazione di fondi per poter realizzare il progetto di riqualificazione in modo compiuto e qualitativamente adeguato, aggiunge: “”E’ chiaro che avendo usato una sua (dell’Arch. Falchi n.d.r.) idea e un suo progetto, mi pareva giusto continuare, anche per economia finanziaria del Comune, continuare con lo stesso professionista: Nessun altro incarico è stato dato a parenti del Sindaco o degli Assessori”.
Per il Consigliere Giuseppe Ledda (Sindaco dal 1992 al 2003), che ha fortemente voluto il dibattito in Consiglio, la procedura seguita dal Dirigente dell’Ufficio Tecnico di saltare – nei casi in oggetto- la progettazione definitiva avvantaggiava il Comune (che sosteneva minori spese) e penalizzava i liberi professionisti (cui veniva riconosciuto un compenso notevolmente più basso).
“Per questo è assurdo sostenere – ha detto il Consigliere Ledda- che si volesse, in qualche modo, avvantaggiare i tecnici. Dal 1° Gennaio 1993 al 28 Febbraio 2008 l’Amministrazione comunale ha affidato incarichi tecnici coinvolgendo, con un’amplissima rotazione, ben 107 professionisti, per un totale di compensi netti di 3,6 milioni di euro (4,5 lordi), una cifra rilevante, che probabilmente, non ha pari in altre Amministrazioni, che esprime bene la grande capacità delle Amministrazioni che hanno guidato il Comune in questi anni di programmare le opere, reperite i finanziamenti, predisporre i progetti e portarle a realizzazioni. Il lavoro fatto è stato estremamente trasparente”.
